CA.3 11503 – L’ULTIMO VOLO

Il video LA MEMORIA DEL CIELO regia di Luca Perti, aiuto sceneggiatura alunni della classe 2 B Scuola L. Bazzo a.s. 2025/2026

Sul finire della Grande Guerra, l’ultimo bombardiere italiano — il trimotore Caproni Ca 11503 — fu abbattuto il 27 ottobre 1918. Il suo volo si concluse tragicamente a Rua di Feletto, mentre tentava di rientrare alla base di Ca’ degli Oppi, nella bassa veronese.

Quella mattina d’autunno, prima di indossare il casco di pelle e salire a bordo, il pilota Mario Tarli mise sul fuoco la caffettiera, scoppiata proprio mentre il caffè stava salendo. Minimizzò l’incidente, ridendoci sopra, quasi a voler scacciare un brutto pensiero. Un presagio nefasto, temuto invece dal fratello Ermanno, alpino in convalescenza presso quel campo d’aviazione, anziché a casa.

Di lì a poco, l’aereo sarebbe decollato oltre il fronte del Piave, con l’obiettivo di distruggere un deposito di munizioni austriaco nei pressi dell’attuale Vittorio Veneto. Già danneggiato dai caccia nemici, sulla via del ritorno fu colpito dalla contraerea nei cieli di Conegliano, per poi schiantarsi ai piedi del campanile di Rua di Feletto.

Tutti i componenti dell’equipaggio, poco più che ventenni, persero la vita: il tenente Mario Tarli e il sergente Giannetto Vassura, entrambi piloti,  e i mitraglieri Domenico Fantucci e Dandolo Zamboni.

Tutto finito, tutto dimenticato? No. Vassura proteggeva il  proprio volto con una calza da donna in seta, particolare che ne  permise il riconoscimento alcuni mesi più tardi. Oltre un secolo dopo, quella calza è stata simbolicamente raccolta dai ragazzi della classe 2ª B della scuola secondaria di primo grado“L.Bazzo” di San Pietro di Feletto (anno scolastico 2025-2026). Con l’intelligenza artificiale e la guida di Luca Perti per la sceneggiatura, gli studenti hanno ricostruito con sensibilità la vicenda dell’aereo, rilanciando poeticamente il messaggio delle vittime.

«Morimmo sulle vette per gli orizzonti del mare», si legge sulla lapide vicino al luogo dello schianto. Retorica? Parole belle per coprire la cruda realtà della guerra? Per rispondere, gli studenti, affiancati dalle docenti Martina Varnier e Giorgia Maccari e dalla bibliotecaria Paola Seroppi, hanno condotto un’approfondita ricerca d’archivio, andando oltre gli schemi consueti dello studio storico per arrivare al cuore della memoria.

Dopo un lungo confronto, sono giunti a una conclusione profonda: quei quattro uomini non morirono per un obiettivo materiale, ma animati dalla volontà di proteggere il proprio Paese. Le vette rappresentano il sacrificio supremo; gli orizzonti siamo noi, chiamati a guardare avanti.

Un messaggio che risuona anche nel finale del video, accompagnato da ritmi trap di una canzone interamente scritta dai ragazzi. Il ritornello è emblematico: «E vola vola più su che puoi, non per odiare, no, non per vincere, ma per far sì che un giorno nessuno debba più partire per non tornare».

Il cortometraggio “La memoria del cielo” è stato presentato durante un pomeriggio dedicato al ricordo, con gli interventi del sindaco Cristiano Botteon, della dirigente scolastica dott.ssa Vanna Di Mari e degli studenti. La professoressa Chiara Ceschin ha inoltre illustrato un’appassionata ricerca sulle vicende umane degli aviatori e sugli eventi che precedettero quel fatidico 27 ottobre 1918.

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